Fumo e Parodontite

Le malattie Parodontali e Peri-implantari sono delle condizioni infiammatorie croniche che colpiscono i tessuti di supporto del dente (o dell’impianto) in seguito ad un notevole accumulo di placca batterica nel cavo orale.

La severità (gravità) e il rischio di progressione di queste patologie sono fortemente influenzate da diversi fattori a cui il paziente è esposto nel corso della vita; siano essi fattori sistemici (come potrebbe essere il Diabete) o  fattori ambientali, primo tra tutti il Fumo.

Studi scientifici degli ultimi decenni hanno permesso di identificare il fumo di sigaretta come un vero fattore di rischio correlato alla malattia parodontale, la cui esposizione si associa ad un aumento da 2 a 3 volte della probabilità di sviluppare parodontite clinicamente evidente.

La nuova classificazione delle malattie parodontali  ha infatti messo in evidenza quanto l’assunzione di nicotina possa influire negativamente sulla salute orale del paziente, favorendo l’insorgenza della malattia parodontale (prima ‘Piorrea’) nei suoi stadi più gravi; aumento della profondità di sondaggio, perdita di attacco clinico e di supporto osseo con infine un maggior rischio di perdita di denti ed edentulia rispetto ai soggetti non fumatori.

Anche  l’esito di un eventuale trattamento terapeutico (non chirurgico, chirurgico o rigenerativo), risulta essere così più sfavorevole.

La parodontite quindi nei soggetti fumatori avanza più rapidamente con uno sviluppo più severo e refrattario ad ogni tipo di trattamento.

È stato inoltre stimato anche un aumento del rischio di manifestazione di malattie peri-implantari associate all’assunzione di tabacco, con netto incremento del tasso di insuccesso degli impianti dentali.

Dalla letteratura emerge come l’effetto nocivo del fumo di sigaretta sia ‘dose-dipendente’ e con un importante impatto per i soggetti giovani, nei quali il 51% del rischio di sviluppare malattia parodontale è associato al fumo.

Spesso l’influenza negativa del fumo sulla salute orale del paziente non viene percepita, risulta difficile intercettare il problema ‘precocemente’ in quanto la nicotina ha effetti che mascherano i primi sintomi della malattia parodontale, primo tra tutti il sanguinamento.

Il Fumo infatti agisce alterando il sistema immunitario dell’ospite che produce, nei confronti dell’accumulo di placca batterica, una risposta infiammatoria ridotta, (rendendolo cioè ‘ipo-responsivo’), per cui inefficace, con conseguente calo della vascolarizzazione periferica, celando quello che potrebbe rappresentare il primo campanello d’allarme della malattia, il sanguinamento.

Comporta inoltre anche problemi legati all’estetica del sorriso del paziente e non solo; tende a macchiare le superfici degli elementi dentari, predisponendole ad un maggior accumulo di placca e tartaro, problemi di alitosi e perdita del gusto.

Studi recenti hanno poi preso in considerazione l’effetto delle sigarette elettroniche e di quelle tradizionali in relazione alla Parodontite, dimostrando come in termini di parametri clinici parodontali e riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie, alterazione dei polimorfonucleati (fondamentali nella risposta contro le infezioni come sopra descritto), si siano avuti gli stessi effetti sfavorevoli.

Questo permette di capire meglio, dunque, come l’entità di distruzione dei tessuti parodontali sia strettamente correlata alla quantità e alla frequenza di assunzione di nicotina in tutte le sue forme, sia essa tramite sigarette tradizionali che elettroniche; e come il suo effetto nocivo abbia un notevole e sfavorevole impatto sul paziente, compromettendo la sua salute sistemica e parodontale.

La dimostrazione che gli ex-fumatori abbiano livelli più bassi di rischio di andare incontro all’insorgenza della parodontite e il fatto che la netta riduzione (se non la cessazione) di tale stile di vita comportino miglioramenti in termini di salute generale per il paziente, rappresentano un’importante evidenza che deve indirizzare verso l‘abbandono di tale abitudine.

Le cosiddette attività di counseling possono essere quindi riconosciute come strumento utile nel motivare il paziente, con l’obiettivo di raggiungere non solo la sua ‘compliance’ e quindi un buon controllo placca attraverso le manovre di igiene orale che questi svolge quotidianamente, ma anche modificandone lo stile di vita scorretto, migliorando così la prognosi della malattia.

La promozione della modifica dello stile di vita può quindi essere interpretato da un lato come un obiettivo da raggiungere per il paziente, dall’altro come parte integrante del piano di trattamento terapeutico per il clinico.

 

 

Gravidanza e parodontite

La Parodontite è una malattia infiammatoria ad eziologia multifattoriale; come tale, sono diversi i fattori che possono intervenire nella sua manifestazione.

I suddetti fattori sono la placca, la genetica, le condizioni sistemiche, i fattori ambientali e i fattori occlusali.

Ogni fattore può influenzare, da solo o sinergicamente, la risposta del paziente.

Tra i fattori elencati, quelli su cui porremo la nostra attenzione, sono le condizioni sistemiche; in particolar modo, la GRAVIDANZA.

A differenza delle altre condizioni sistemiche croniche, la Gravidanza ha un’influenza negativa sull’esito e gestione della parodontite Temporanea (9 mesi).

BREVE ACCENNO SULLA GRAVIDANZA FISIOLOGICA

Per comprendere meglio in che modo c’è un interazione tra i patogeni parodontali e gli esiti della gravidanza, devono essere brevemente descritti la fisiologia della gravidanza e i cambiamenti che si verificano durante le complicazioni della gravidanza stessa.

Dopo il concepimento, la placenta totalmente derivata dal feto invade e si sviluppa sostenuta dal tessuto uterino materno. Attraverso la placenta ricca di vasi, c’è uno scambio di nutrienti e rifiuti tra la madre e il feto. Avendo le risorse necessarie, quest’ultimo cresce nel liquido amniotico. Le crescenti esigenze di nutrienti e lo spazio decrescente, nel tempo, diventano parametri critici per la sopravvivenza sia della madre che del feto.

Con il progredire della gravidanza, i livelli di liquido amniotico delle prostaglandine E2 (PGE2) e delle citochine infiammatorie, come TNF-a e IL-1b, aumentano costantemente fino a raggiungere un livello soglia, critico per indurre la rottura delle membrane del sacco amniotico, la contrazione uterina, la dilatazione cervicale e la consegna del feto.

Pertanto, il parto normale è controllato da una Segnalazione Infiammatoria.

Tra la Parodontite e la Gravidanza c’è un rapporto di tipo BIUNIVOCO; nel senso che la Parodontite può comportare esiti avversi alla Gravidanza e viceversa.

COME LA PARODONTITE PUÒ INFLUENZARE LA GRAVIDANZA.

Il parto fisiologico è controllato dalla segnalazione infiammatoria e questo processo rappresenta un meccanismo che può essere modificato da stimoli esterni, tra cui infezione e stress infiammatori.

I meccanismi attraverso cui gli stimoli esterni possono raggiungere l’unita feto-placentare sono due:

1) Meccanismo biologico diretto: i batteri parodontali e / o i loro prodotti patogeni si diffondono all’unità feto-placentare, dove innescano una risposta infiammatoria locale che provoca l’aumento dei mediatori infiammatori, che contribuiscono alle complicazioni in gravidanza.

2) Meccanismo biologico indiretto: i mediatori infiammatori prodotti a livello gengivale, in risposta ad agenti patogeni parodontali, entrano nella circolazione sanguigna e raggiungono: 1) l’unità feto-placentare e migliorano l’accumulo di maggiori quantità di questi mediatori in questo compartimento e 2) il fegato in cui stimolano una risposta infiammatoria sistemica. Questi prodotti accedono alla circolazione sanguigna e possono entrare nell’unità feto-placentare aumentando l’infiammazione intra-uterina.

In seguito all’azione che questi batteri possono avere all’interno della placenta, e quindi sul feto, le COMPLICAZIONI LEGATE ALLA GRAVIDANZA possono essere:

  • basso peso alla nascita (inferiore a 2,5 kg) o peso alla nascita molto basso (inferiore a 1,5 kg);
  • parto pre-termine (prima di 37 settimane) o parto molto pre-termine (prima di 32 settimane);
  • pre-eclampsia (comunemente definita ipertensione materna e proteinuria, dopo la ventesima settimana gestazionale),
  • diabete mellito gestazionale;
  • aborto spontaneo.

COME LA GRAVIDANZA PUÒ INFLUENZARE LA PARODONTITE.

I cambiamenti fisiologici che si verificano durante la gravidanza portano a un cambiamento nella flora batterica orale e ad una progressione della gravità dell’infiammazione gengivale e della malattia parodontale.

I livelli alti di Progesterone ed Estradiolo nel sangue comportano un alto rischio di infiammazione gengivale: tessuti e mucose diventano più sensibili. Il progesterone, nello specifico, è in grado di indurre la dilatazione dei capillari gengivali, l’aumento dell’essudato capillare e la permeabilità capillare, che si traducono clinicamente in eritema ed edema del margine gengivale.

L’incremento degli Estrogeni influenza il sanguinamento e l’infiammazione gengivale perché aumenta il volume di sangue in circolo.

COME IL CLINICO DOVREBBE COMPORTARSI IN PRESENZA DI UNA PAZIENTE IN DOLCE ATTESA.

  1. Identificare il periodo della gravidanza;
  2. Confermare una storia di esiti avversi da precedenti gravidanze, ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, insieme ai dettagli dei farmaci assunti;
  3. Valutare i fattori di rischio, tra cui il fumo;
  4. Eseguire una valutazione orale completa comprendente un esame parodontale, che dovrebbe includere la valutazione dell’accumulo di placca e dello stato infiammatorio gengivale (sanguinamento al sondaggio).

A seconda del risultato di questo esame parodontale, dovrebbe essere identificata una diagnosi parodontale di “Gengiva sana”, “Gengivite” o “Parodontite”.

Gengiva sana:

Alle donne in gravidanza con Gengive sane devono essere fornite educazione alla salute orale e consigli di salute generale.

Devono essere istruite su come prevenire le malattie parodontali e orali (non solo durante la gravidanza, ma per tutta la vita e in relazione alla futura salute orale dei loro bambini).

Il professionista della salute orale deve informare le donne degli eventi parodontali che si verificano generalmente durante la gravidanza (aumento della vascolarizzazione, possibilità di una maggiore incidenza di sanguinamento e ingrossamento gengivale) e degli esiti avversi generali che possono verificarsi durante la gravidanza (ipertensione, diabete gestazionale).

Gengivite:

La gengivite associata alla gravidanza si verifica anche in presenza di poca placca o tartaro. Può avere inizio in genere dal secondo o terzo trimestre di gestazione e scompare dopo il parto.

Si consiglia: un adeguato controllo meccanico della placca, associato all’utilizzo di collutori, che sono sicuri ed efficaci nel ridurre l’infiammazione gengivale.

Eseguire un monitoraggio frequente dello stato parodontale durante la gravidanza e, in caso di recidiva, fornire un ritrattamento.

Parodontite:

In alcuni casi, la gengivite della gravidanza può evolvere in una forma più grave, la Parodontite della gravidanza.

Ecco perché è bene sottoporsi a visite di controllo periodiche dal proprio dentista, soprattutto in presenza di sanguinamento gengivale.

L’uso di antidolorifici comuni e di antibiotici sistemici è sconsigliato.

LA TETRACICLINA E IL METRONIDAZOLO DOVREBBERO ESSERE EVITATI.

Epulide Gravidica:

Un’altra forma di infiammazione gengivale che può insorgere durante la gravidanza è “l’epulide gravidica” o “il granuloma piogeno”.

Questa compare all’improvviso, in qualsiasi momento della gravidanza. Si presenta come una protuberanza della gengiva, localizzata tra i denti e sanguina molto facilmente se irritata (esempio, durante lo spazzolamento).

Anche il granuloma, tende a regredire dopo il parto. In caso negativo, l’asportazione chirurgica deve essere ritardata fino al post partum.

I trattamenti parodontali raccomandati dovrebbero essere evitati nel primo trimestre a causa di possibili stress per il feto e dovrebbero essere eseguiti preferibilmente durante il secondo o terzo trimestre: meglio tra il 4° e il 6° mese.

 CONSIGLI:

Rimozione meccanica della Placca da parte del professionista + buona igiene orale domiciliare (spazzolamento 3 volte al giorno, inclusa l’igiene interdentale).